Come nasce un’opera d’arte: le incisioni di Luis Cutrone

Negli spazi di Ozio al Pigneto si è conclusa da qualche giorno la personale di Luis Cutrone ‘Tra ombra e luce”, curata da Liliana Spadaro. Durata fino  al 17 giugno, ha avuto fin da subito connotazione particolare: innanzi tutto lo spazio è insolito, si tratta di un pub, arredato come tale e ben caratterizzato, e poi si tratta esclusivamente di incisioni. La ricerca artistica di Cutrone spazia dalla pittura a opere tridimensionali, fino a sconfinare verso la quarta dimensione, qui si è voluto dare un taglio più stretto alle opere da esporre, un “qui ed ora” ben preciso che si presta a molte riflessioni e a molti dibattiti. Scegliere di esporre solo matrici e stampe non è stata una scelta facile; dettata dal voler fermare un punto non casuale del flusso creativo dell’artista che incide da sempre, quasi come un ritorno alle origini, si è sentita l’esigenza di mostrare quello che in genere viene celato, dando modo all’osservatore di immergersi nel processo di creazione, così personale. Far uscire le matrici dall’ambiente protetto dello studio può essere paragonato all’atto di svelare una parte del proprio pensiero, quello che in genere viene tenuto per sé, che non è necessario mostrare, che si omette in favore del risultato compiuto, che è spesso quel che conta di più. È il processo di raffinamento di un pensiero, come partire dall’idea che è il nucleo ma anche la materia grossolana da plasmare, fino ad arrivare tramite infinite sottrazioni e addizioni a quello che realmente si vuole dare in pasto al pubblico, un po’ come filtrare il proprio flusso di pensieri fino a far uscire dalla bocca un’unica frase di senso compiuto. Ecco, le matrici spesso rappresentano questo, il punto di partenza da cui poi scaturirà, a colpi di chiari e scuri, un’immagine che a volte si distacca dal reale per arrivare ad avere significato in sé, senza bisogno di appoggiarsi necessariamente a una figura riconoscibile per potersi esprimere compiutamente. È in questo modo che la matrice acquista valore di opera, si mostra e fa sfoggio della sua imperfezione, del suo portare i segni della fatica che ha generato, tanto da dichiararsi quasi indipendente dalla stampa che ne seguirà.

L’esposizione ha letteralmente colonizzato gli spazi di Ozio al Pigneto, inizialmente doveva essere coinvolta solo una parete nell’allestimento, durante il lavoro in realtà si è capito che non bastava, non si esauriva la forza che quell’unica parente avrebbe emanato, cosi le stampe hanno trovato posto tutto intorno a quel nucleo di matrici lasciate appositamente nella parete originaria. Si è venuto a creare cosi un movimento vorticoso che da essa spingeva lo sguardo al di fuori, intorno, fino a stimolare la ricerca nelle altre pareti del risultato finale. L’allestimento, perfettamente in equilibrio con gli spazi del locale, ha portato gli avventori, anche casuali, a interagire con ciò che vedevano, dando origine a domande, riflessioni o anche solo perplessità. I soggetti sono volti, a volte sovrapposti in maniera onirica, sconosciuti per chi guarda ma estremamente familiari per l’artista, in questo senso l’esposizione assume quasi la connotazione di un album fotografico, in cui ogni incisione racchiude ricordi e sentimenti, vivi e parlanti non per chi li ha generati, ma in qualche modo anche peri fruitori.

Durante il periodo di mostra, per esplicare ulteriormente quanto il processo creativo sia complesso e passibile di infinite modifiche in ogni momento, è stata organizzata una performace di stampa che ha visto l’artista impegnato nell’eseguire stampe estemporanee da matrici portate apposta per l’occasione. È stato possibile anche provare, per capire in profondità quanto la materia abbia importanza fondamentale, toccando i supporti di legno, sentendone le vibrazioni vitali delle linee incise da cui fluisce la vista stessa dell’opera a stampa. L’evento ha avuto un’atmosfera quasi surreale, in mezzo a clienti e curiosi c’era Luis che stampava su due cavalletti, che stendeva il colore e che con forza imprimeva il foglio di inchiostro nero, dando vita a un miracolo alchemico da cui, come l’oro filosofale, usciva un’opera fatta e finita, completa nelle sue forme e dal grande impatto comunicativo.

le linee sono le protagoniste assolute, portatrici di significato e le cui combinazioni danno esiti spesso drammatici. L’impatto emotivo e di comunicazione della xilografia ha un che di arcaico, come se in un gesto apparentemente semplice si accumulasse un sapere antichissimo; chi osserva le stampe capisce che c’è di più dietro al semplice segno nero, intuisce anche non comprendendone del tutto il potenziale, che quel gesto che ha portato all’incisione è lo stesso di sempre, la cui origine si perde nell’oblio dei secoli.

La ricerca artistica di Cutrone è estremamente complessa, questo è solo un momento, sempre presente ma gia passato, di un flusso creativo che non si esaurisce mai ma che si trasforma in una continua evoluzione.

 

Si ringrazia Ozio al Pigneto in particolare Jacopo e Fabio; Carlo De Gregorio e la Naima Jazz Band per aver allietato il finissage dell’esposizione.