Luis Cutrone – Studio Sotterraneo

Le sale di Studio Sotterraneo dal 30 settembre 2017 sono impegnate nell’accogliere le opere di uno degli artisti residenti, Luis Cutrone.

Le opere esposte, a cura di Liliana Spadaro, rappresentano una sintesi dell’esperienza artistica dell’autore, un modo per mettere ordine in pensieri e riflessioni che si muovono parallelamente e che spesso si congiungono e compenetrano in sperimentazioni che riescono ad unire pittura e incisione, scultura e video.

Studio Sotterraneo del resto è il posto adatto ad accogliere e stimolare idee e influenze reciproche, in cui la creatività e il pensiero critico si esprimono liberamente, con la sicurezza di solide basi alle spalle, quali sono i percorsi personali di ognuno degli artisti residenti.

Caratterizzati da una cifra stilistica che li rende immediatamente riconoscibili, seppur ben definiti nelle loro individualità, portano avanti i loro percorsi artistici concentrandosi in concetti e tecniche diverse.

Luis Cutrone sceglie, per tradurre il suo pensiero, un linguaggio più intimo e personale; esprime le sue idee attraverso opere pittoriche e incisorie, le une sono studio ed esperimento delle altre, in un intenso rapporto di reciprocità.

Le sue opere, nonostante le differenze di tecnica, sono da considerarsi come un unico ininterrotto flusso di coscienza, frutto di ragionamenti che investono campi disparati, come la matematica e le emozioni.

È interessante scoprire insieme all’artista, come prende vita, prima nella sua mente, e poi materialmente, un’opera, sia essa pittorica o incisoria.

Il percorso intimo che nasce è fatto di errori, ripensamenti, modifiche, cambi di prospettive, e manifesta l’intensità e la complessità del discorso artistico alla base.

Il concetto di errore in questo caso è fondamentale, rappresenta la deviazione senza la quale non si avrebbe la possibilità di esplorare nuove strade e di elaborare nove strategie tecniche.

L’errore in questo caso perde l’accezione negativa per diventare nuova opportunità, per poter uscire dal percorso stabilito da regole accademiche e rendere sempre più libero il segno.

In Cutrone vediamo un’ambivalenza alternata di grafismo e emozione: gli studi accademici, influenzati dalla matematica, fanno si che agli esordi, l’artista cerchi di sperimentare e di esprimersi all’interno di regole ben precise, quasi matematiche, di linee e segni ben definiti, in cui l’emozione trova uno spazio, viene calibrata in funzione dell’opera.

 

Ben presto l’artista si evolve, e la crescita porta in sé la consapevolezza di dover cercare equilibrio tra le due, nascono così le prime intromissioni di colore, sembra quasi che il cromatismo prema per uscire, l’emozione in questo caso viene a stento trattenuta nell’opera.

È solo l’inizio di un percorso che vedrà sempre più la libertà espressiva come fulcro dello sviluppo artistico.

La riflessione dunque si sposta da segni definiti, regolati e misurati, a forme e colori, moltitudini di esseri che prendono vita nel supporto.

Il processo mentale che l’artista porta avanti,trova le sue radici più profonde in discorsi fisico matematici quali la relatività e l’esplorazione dell’iperspazio.

Partendo da questi concetti fondamentali, le opere diventano terreno su cui confrontarsi con la rappresentazione della natura.

Si scorgono forme riconoscibili, bolle di sapone, ipercubi, rette parallele e tangenti, viste però con la consapevolezza di voler andare oltre la rappresentazione semplice della natura; l’opera è un universo complesso di forme logiche e di rappresentazioni altre dello spazio stesso.

La riflessione si piega su se stessa come in una spirale aurea, e va sempre più a fondo nella questione.

Lo spazio e il tempo come li percepiamo sono solo un’illusione, un bluff, la rappresentazione di oggetti e spazi diventa un teatro delle ombre, le ombre stesse sono una rappresentazione fittizia dell’esistenza in un’altra dimensione.

Lo spostamento dimensionale, dalla bidimensione alla quarta dimensione, porta con sé importanti capovolgimenti del senso di spazialità: tutto lo spazio su cui opera l’artista diventa opera stessa, viene invaso da forme e colori che ne alterano il rapporto con l’osservatore; che siano opere bidimensionali o sculture, esse interagiscono con lo spazio, diventando un tutt’uno con il punto di vista dinamico del fruitore.

In questo senso l’opera di Cutrone risulta complessa e in via di evoluzione. La riflessione sulla quarta dimensione procede, si evolve, e l’esposizione rappresenta il punto di sintesi, la volontà di rappresentare un universo caotico mentale in un sistema intellegibile, in cui il percorso fatto si esprime chiaramente e la strada da percorrere si manifesta già in stadio embrionale.