
L’ho incontrata nel suo studio per una chiacchierata informale, entrando nel suo immaginario di colori e forme. Fin da piccola comprende che la sua strada è legata alla creatività: le piace lavorare con le mani,“impastare” e stendere il risultato su una superficie. Alla pittura affianca la danza, contribuendo forse a donare alle sue opere un dinamismo generato tanto dai colori quanto dalle linee chedefiniscono spazi netti e integrati. Anche la scelta della strada può leggersi secondo questa ricerca di movimento. L’arte urbana è per sua natura effimera, esposta alle intemperie e all’incuria. Il percorso dell’artista, però, non nasce da una decisione improvvisa, ma da passaggi naturali che la portano progressivamente a concentrarsi sulla pittura, lasciando la danza senza rinunciare alla passione, ma riconoscendo la propria forma espressiva dominante. La scelta di raffigurare esclusivamente donne apre una riflessione sul femminismo. Gli sguardi delle sue figure sono fieri, orgogliosi, privi di paura: non chiedono protezione, ma affermano la propria presenza. È come se dicessero: «Sono qui, esisto, occupo lo spazio che mi spetta e la mia voce vale quanto la tua». Il tema si intreccia con il concetto di paura, la cui percezione è profondamente diversa tra i generi. Per una donna che attraversa da sola una strada di notte, il timore non riguarda soltanto una possibile rapina, ma anche il rischio di molestie o violenza sessuale. Le “bimbe” di TuttaNeuro ci invitano a domandarci perché una donna debba avere paura di camminare liberamente. La loro fierezza diventa uno scudo simbolico,l’immagine di un mondo in cui non sia necessario abbassare lo sguardo, cambiare strada o temere di essere se stesse. Una riflessione attuale, anche alla luce dei recenti episodi di omofobia e violenza di genere che hanno interessato il Pigneto. In questo discorso trova spazio anche una riflessione sulla Sicilia, terra d’origine, presente nelle sue opere con le proprie contraddizioni.Le donne ritratte incarnano l’orgoglio di chi appartiene a un territorio travagliato, dove è ancora necessario lottare per conquistare il proprio spazio e affermare la propria esistenza. TuttaNeuro arriva a Roma nel 2008 quasi per caso. Impegnata come coreografa, aveva bisogno di una base durante un tour; una collega la ospita alPigneto, dove decide di rimanere. Il quartiere le appare allora come una piccola isola felice, ricca di arte, musica e iniziative culturali. Oggi, osserva, quell’identità si è in parte diluita, complice la crescente turistificazione e gentrificazione evidente anche solo passeggiando per le sue vie. L’ingresso nella scena culturale romana avviene attraverso i centri sociali, in particolare il CSOA Forte Prenestino, dove collabora a diverse attività che hanno come denominatore comune la manualità. Le prime esposizioni arrivano più tardi, quasi per caso: inizialmente non desiderava mostrare pubblicamente le proprie opere, ma l’interesse di amici e conoscenti porta alle prime vendite e commissioni. La svolta arriva però con i poster, una soluzione che le permette di portare le proprie donne nello spazio pubblico senza affrontare le difficoltà degli interventi pittorici diretti. Più maneggevoli e immediati da installare, i poster conservano intatta la forza espressiva delle opere e il loro messaggio. È così che il lavoro di TuttaNeuro esce dallo studio, seguendo un percorso fatto di intuizioni e passaggi naturali. I soggetti nascono spesso dalla realtà quotidiana: le donne ritratte sono talvolta ragazze incontrate per strada, alle quali l’artista chiede di poter scattare una fotografia. Un gesto che assume quasi il carattere di una performance, in cui la disponibilità a farsi fotografare può trasformarsi in un’immediata sintonia tra soggetto e artista, come in un risoluto “no”. La fotografia è soltanto il punto di partenza. Attraverso la trasformazione dei lineamenti, i colori e gli sfondi, la figura reale diventa un’immagine idealizzata del femminile nelle sue molteplici sfaccettature. L’identità individuale lascia spazio a una presenza più universale, che si esprime soprattutto attraverso gli occhi e gli sguardi penetranti. Sul piano formale, le linee nere delimitano le campiture cromatiche e modellano le figure, conferendo loro una struttura quasi architettonica. Il gioco di forme e luce crea talvolta l’impressione di una luminosità che filtra tra gli alberi, suggerendo movimento e trasformazione. È un tratto che accompagna l’artista fin dagli studi in Accademia e che deriva anche dalla sua passione per l’incisione, in particolare per la puntasecca. Negli sfondi ricorrono elementi vegetali, spine e foglie, insieme all’oro, che richiama inevitabilmente Klimt e il suo modo di far emergere le figure da superfici bidimensionali. Le influenze dell’arte del passato sono molteplici, ma TuttaNeuro non riconosce un riferimento privilegiato: tutto confluisce nel suo immaginario, viene trasformato e restituito nelle opere. Creature artistiche che, una volta compiuto il proprio percorso, possono essere lasciate andare nel mondo, proprio come fa una madre con le proprie figlie.




